IL MIO SENSO ATTUALE

Posted in io rifletto, storie on 23 settembre 2013 by thebadcompany

Mi chiamo Francesco, ad oggi sono in comunità per uscire dalla droga. Difficile descrivere il mio passato..

Sono entrato nel “tunnel” che avevo 10 anni, ho fatto sempre una vita disagiata e dai quattordici sono sempre entrato e uscito dal carcere.. non ho avuto una vita facile e forse diventa difficile anche capire quanto ho vissuto: i migliori anni tutti passati in galera, rapporti famigliari difficili e pochi affetti..

Oltre all’aver sofferto mi accorgo di aver fatto soffrire persone care..  Se si potesse ricominciare farei altre scelte, ma purtroppo oggi devo ricostruire sulle macerie degli errori passati.

Fortunatamente la mia vita ha iniziato a cambiare trovando una persona speciale, che mi ama, mi sta accanto e mi sostiene, spero di non dargli altre delusioni; una persona che mi ha fatto capire il senso della vita e riesce a trasmettermene il “bello”.

Da libero uscire dalla droga è difficile, “copre” ogni cosa, stai bene e non ti accorgi che intorno tutto crolla e tutto ciò che fai non ha valore, non si hanno più obiettivi, non si da valore ai bene materiali e spesso nemmeno agli affetti.

Ad oggi, la stanchezza legata al passato mi porta tanta voglia di cambiare e di iniziare a vivere e forse un piccolo passo l’ho fatto..

Devo avere fiducia in me stesso, perché essere qui è un grande valore e il riuscire a non pensare a “quella” è qualcosa di veramente importante..

Francesco

COME INTERPRETO LA MIA COMUNITA’

Posted in in privato, io rifletto, storie with tags , , , on 19 giugno 2013 by thebadcompany

Ho smesso di drogarmi e di bere, essere sobrio aiuta molto. Mi trovo, per scelta e per il bene dei miei figli, in questa comunità di recupero, anzi, in questo “villaggio della solidarietà”, come si definisce un luogo dove tutti gli abitanti, dovrebbero condividere il bene ed il male, seguendo delle regole prestabilite, atte al recupero del singolo che per guarire, deve interagire con i suoi simili e con gli educatori, per giungere a risultati concreti!

25 anni fa, in un’altra vita, sono caduto nella spirale vorticosa dell’alcol e delle droghe: ero così preoccupato di cosa gli altri potessero pensare di me, per come apparivo, che non sapevo come sopravvivere giorno per giorno. Mi sono sempre sentito solo. Vivevo tutto ciò nella mia testa fin quando mi sono reso conto che, in quel modo, non avrei mai espresso a pieno il mio potenziale. Ciò mi spaventava a morte. In quel momento ho pensato: “Uh, sto veramente rovinando la mia vita”.

Ad un certo punto mi sono fermato a guardare la mia vita, i miei bimbi, mia moglie ormai così tragicamente rassegnata e lontana…ho capito di dover risalire dal fondo in cui ero precipitato. Ho deciso di  iniziare daccapo, anche se in precedenza avevo tentato di smettere in altre comunità. Un vero e proprio processo di trasformazione fino a diventare UOMO. Fino a poco tempo fa i

bimbi non si rendevano conto della situazione, perché c’era mia moglie che li proteggeva con tanto coraggio. Mi sono preparato psicologicamente a seguire un percorso di autoconsapevolezza e riflessione.

Per “cambiare punto di vista”, il soggetto necessita della presenza altrui, egli avverte il bisogno di essere tranquillizzato da qualcuno disposto a dimostrare comprensione.

Il soggetto tossicodipendente necessita di essere riorientato nelle convinzioni e nelle scelte di vita, ha bisogno di “toccare” con mano che anche gli altri gli sono simili e che vivono i medesimi disagi. La comunità pertanto è un contesto ottimale per ricondurre il soggetto verso la risocializzazione, essa si presenta come spazio sociale all’interno del quale i componenti condividono un’esperienza di crescita e di maturazione finalizzata al superamento della condizione di tossicodipendenza e di emarginazione.
Ma perché si fa riferimento all’emarginazione? Quando una persona è depressa, cerca di creare un rimedio al suo disagio così scopre che le droghe producono sollievo e arrendendosi ad esse ne diventa dipendente sino a sfociare nell’assuefazione. Il tossicodipendente non è da compatire, non è assolutamente corretto considerarlo un malato, egli è invece da assimilare alla figura del bambino capriccioso. Abituato ad ottenere ciò che desidera mediante l’immediatezza, secondo la regola del tutto ora e subito, il tossicodipendente non è riuscito ad ingoiare le frustrazioni. Ingoiare le delusioni è una prova di maturità, è oltretutto un saper accettare le sfaccettature della vita. Chi non è riuscito a risolvere i propri conflitti inevitabilmente cercherà di lenire il proprio disagio “drogando” il suo sé attuale capace di ergerlo a super-eroe in grado di ottenere “tutto ora e subito” senza sacrificio alcuno. In comunità ci si può legare affettivamente ad un compagno (riproducendo il meccanismo della dipendenza) rischiando di perdere un punto fermo nel momento in cui quest’ultimo dovesse andare via, motivo per cui, è fondamentale educare il tossicodipendente a gestire le sue emozioni recuperando l’autonomia e la capacità di affermare in tono decisivo : “Vivo in comunità…la vita è caratterizzata dalle relazioni sociali, non è buono isolarmi, perché nell’isolamento ho fallito rifugiandomi nella droga, ma ora che il mio compagno va via, non devo soffrirne, ma devo imparare a camminare da solo”.

La crescita di responsabilità è ingrediente basilare per sfruttare gli strumenti che la comunità ci mette a disposizione. In questa comunità ci vengono imposte delle regole:

  • evitare atteggiamenti che possono creare sottogruppi;
  • non cercare favoritismi, perché siamo tutti uguali;
  • attenersi agli orari;
  • rispettare le persone e le loro responsabilità;
  • condurre il lavoro secondo lo spirito comunitario;

La responsabilità non è il punto ultimo del cammino comunitario ma costituisce una piccola pietra sulla quale costruire le fondamenta su cui ergere il monumento per assaporare il senso della vita. All’interno della comunità esiste il confronto più intimo con i compagni di stanza e più allargato nel grande gruppo, confronto che appare un metodo molto avanzato per far sì che si raggiunga l’obiettivo dell’autovalutazione.

Personalmente sto lavorando e scoprendo, libero da “paradisi artificiali”:

  • Coerenza
  • Percezione di me nella società
  • Aspettative per il futuro
  • Risorse interiori
  • Religiosità
  • Famiglia
  • Violenza e difesa
  • Spiritualità
  • Sofferenza
  • Pregi e difetti
  • Onestà
  • Rispetto
  • Vivere in modo sano.

Credo fermamente che la “via d’uscita” da questa spirale della morte sia:

1. Accrescere l’autostima
2. Sviluppare il senso di autoefficacia
3. Attivare una bilancia decisionale
4. Favorire una concreta modificazione del comportamento.

Troverò la forza in questi mesi di raggiungere tali obiettivi…?

Un abbraccio ai lettori,

Salvo C.

Contatti con l’altra realtà “le prove”

Posted in cose nuove, eppur si gioca, la vita è oltre on 14 giugno 2013 by thebadcompany

Questi siamo NOI, o meglio, qualcuno di noi…
quelli che… “qualche volta si gioca”
quelli che… “sperano in un futuro migliore”
quelli che… “provano a mettercela tutta”

ohh yeah!!!

Modello Giuditta!!!

e la nostra cuoca... e il nostro chauffeur!!!

e la nostra cuoca…
e il nostro chauffeur!!!

con la nostra meravigliosa volontaria!!!

con la nostra meravigliosa volontaria!!!

le nostre... azioni pubblicitarie!

le nostre… azioni pubblicitarie!

bhè..ALLE non poteva mancare!

in perfetta “formazione”

Tartaruga..in incognito!

A BOCCA CHIUSA..

Posted in Senza categoria on 14 giugno 2013 by thebadcompany

Togliendoci dal messaggio che ad alcuni richiama una questione politica, riconosciamo che l’invito a non tenere la bocca chiusa ci tocca. Con coraggio Silvestri ha comunicato quello che sente nonostante oggi sia difficile non passare per quelli che fanno “come sempre la figura dei fregnoni” o “o solo tre sfigati come dice la questura”.
Da qui abbiamo pensato a quali possono essere le situazioni nelle quali rimaniamo “a bocca chiusa” e lanciamo la domanda a voi.
Ci piacerebbe leggere qualche vostro racconto!
[The Bad Company]

Una Storia Qualunque

Posted in Senza categoria on 5 giugno 2013 by thebadcompany

Questa è la mia storia (qualunque, perché potrebbe essere benissimo di uno di voi o di qualcuno di fianco a voi). Ho condotto una doppia vita per quasi 10 anni: di giorno una quotidianità normale tra lavoro in fabbrica, affitto e bollette da pagare e passeggiate col cane. La notte fatta di eroina, cocaina e tanto alcol. Nessuno si è mai accorto di niente fino al crash finale: da un banale incidente in auto il mio mondo è crollato. Patente sospesa, macchina sequestrata, lavoro e casa persi. Anche il mio cane è morto. Mi sono ritrovato senza nulla in un batter d’occhio ed ho iniziato a bere anche al mattino. Dopo aver toccato il fondo si può solo risalire ed ho chiesto aiuto al Sert. Mi hanno mandato alla Papa Giovanni XXIII dove mi hanno accolto come in una grande famiglia e qui sto rinascendo. Chi l’avrebbe mai detto un mese e mezzo senza sostanze? Eppure è tutto reale. Ricominciare da capo è il mio obiettivo, tornare ad una vita normale è quello che spero per me e per chi si trova come me in questa situazione. Sapere che la mia storia può possa essere utile a qualcuno sarebbe una soddisfazione.
G.P.

Contatti con l’altra realtà

Posted in cose nuove on 15 maggio 2013 by thebadcompany

Cari amici del blog,

se siete nei paraggi di Reggio Emilia…sabato 18 e domenica 19 maggio ci trovate alla fiera di Sesso dalle 16 alle 19.

Avremo il nostro banchetto in cui potrete venire per conoscerci e conoscere quello che facciamo in comunità.

Saremo felici di scambiare con voi due chiacchiere!!!

festa dei lavoratori

Posted in cose nuove, io rifletto, la vita è oltre with tags , on 1 maggio 2013 by thebadcompany

Nella riunione settimanale con il don della nostra comunità ci siamo confrontati sulla festa del lavoro del 1° maggio, lui ci ha riportato una frase di Papa Giovanni Paolo che dice “Non ci sarà uguaglianza e pace fino a quando non si farà una cogestione e compartecipazione degli utili”.

Vogliamo condividere con voi lettori del blog quello che pensiamo sul lavoro!

Il lavoro è…

terapeutico;

indispensabile;

un valore;

un diritto;

non serve solo per sopravvivere economicamente, ma anche per mettere in moto la propria creatività;

aiuta a fortificare la propria volontà;

ti permette di cambiare;

allontana il senso d’indifferenza.

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